hanno scritto di lui
Giulio Bargellini, Fabrizio Borghini, Giancarlo Caldini, Antenore Campi, Giancarlo Corsoni, Flavio De Gregorio, Antonio De Marco, Giorgio Di Genova, Giovanni Faccenda, Chiara Filippini, Roberta Fiorini, Alberto Gerosa, Riccardo Guerrieri, Manuel Hernández Gutiérrez, Roberto Gutierrez, Jean Nöel Lazlo, Patrice Leuleu, Miguel Angel Obregón López, Filippo Lotti, Stefania Maccelli, Edmondo Maldonado, Renzo Margonari, Nicola Micieli, M. Millet, Elvio Natali, Flaminio Novelli, Dino Pasquali, Teresinka Pereira, Luciano Scali, Alvaro Spagnesi, Andrea Spini, Elsa Wicher.
«Strutturata sul disegno quanto sul colore come luce, la pittura di Piero Sani può dirsi naturale erede del Rinascimento ma altrettanto si fa "filosoficamente" erede della Pop Art non, evidentemente, per i contenuti figurativi, quanto per lo spirito critico e ludico al tempo stesso che coincide col suo genuino atteggiamento talvolta provocatorio, certamente trasgressivo, rispetto a tutto ciò che può ritenersi "consueto".
I suoi racconti visivi, e così le figure iconiche divenute cifra del suo stile, tolte alla quotidianità personale, alla psiche e all'attualità sociale, sono comunque una sorta di vocabolario espressivo colto ed informato al punto da proporsi come "controcultura". Nei suoi paesaggi contrappone alla fissità dell'effetto cartolina la morbida versatilità dei panneggi (e suoi "cenci") decorati, arabescati, ritratti dal vero, messi in posa come fossero modelle nello studio, e dipinti con un'esattezza e luminosità da 3D. (...)»
Roberta Fiorini
«(...) L'uomo è ormai un fantasma in questa struggente beatitudine evocata dalla natura. Sani ce ne dà allusivamente conto attraverso una serie di variopinti tessuti immobili nell'aria, le cui pieghe profonde, le ondulazioni umbratili, fanno a un tratto pensare alle rughe dell'anima.
Diventano allora una sorta di sipario, dischiuso su altro
o forse su un oltre
, quei teli striati da audaci decori, dove, come invisibile polvere, una vita ristagna insieme al ricordo delle mani che vi si sono posate. Un enigma sono poi quelle lettere ottenute con l'artificio della "doppia immagine", ovvero increspando a piacimento stoffe - recanti ora motivi di frutta ora trame floreali -, fino a comporre l'immagine fisica di una consonante o di una vocale, nel progressivo consolidamento di un alfabeto meditato come un rebus singolare. (...)»
Giovanni Faccenda
«(...) Di nuovo c'è senza dubbio il fatto che la scena, nonché fondale predisposto allo svolgimento dell'azione, è divenuta essa stessa il fuoco dell'attenzione pittorica, autonoma quanto a capacità di attrarre lo sguardo e di rispecchiare, per sottili richiami e contrappunti cromatici e morfologici, i caratteri salienti dei panneggi che la dischiudono e la visitano; dirò meglio: che la abitano senza invaderla al modo d'una persona estranea. "Cenci" e stoffe sembrano semmai suggerire un colloquio affidato alla luce, della quale essi e la scena si nutrono, e per la quale le tonalità dello spazio rappresentato si fa luogo della visione. (...)»
Nicola Micieli